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Storia del 2° D.C.A.M. Gallarate (VA)

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"Con le solenni note dell'Inno Nazionale il 30 ottobre 2015 si è svolta la cerimonia dell'ammaina Bandiera attestante la definitiva chiusura del 2° Deposito Centrale dell'Aeronautica Militare di Gallarate (VA)"

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Tra gli uomini e donne che fanno parte dell’insostituibile organico dell’Aeronautica Militare per l’assolvimento di ogni suo compito, vi è un gruppo che stante la sua minore cospicuità e per compendio di mansioni, non viene di certo meno per il contributo e l’importanza all’interno della Forza Armata.

Stiamo parlando di coloro i quali svolgono la propria attività presso i Depositi Centrali, nello specifico gli addetti ai “Rifornimenti”, personale motivato e incline a dare il massimo per perseguire la propria finalità, pur non apprezzandone direttamente il risultato dei propri sforzi.

Il calibro di elevatura umana e professionale traspare nelle memorie di chi ha lavorato fino alla chiusura del 2° D.C.A.M. di Gallarate, erede di importanti magazzini esistiti fino al termine del Secondo conflitto mondiale, regalando pagine di costante operosità e dignità ad un settore logistico primario per le sorti dell’Arma Azzurra e della Città dei Due Galli, compartecipe sia a livello umano che territoriale della Storia di un lembo di terra, culla e banco di prova dell’Aviazione Italiana.

Siamo agli albori del volo, in virtù dell’ufficializzazione da parte del Parlamento del primo atto legislativo, su proposta del Ministro della Guerra, che ratificava con Legge n. 422, l’assegnazione di un ammontare di 10.000.000 di lire per la realizzazione di aeroplani, dirigibili, depositi, infrastrutture e indennità al personale della nascente Arma Azzurra. Giusto per fare un mero raffronto, L’Italia acquistò il suo primo velivolo di fabbricazione americana, prodotto dai Fratelli Wright, per la modica somma di 25.000.000 di lire.

La Società Caproni, pionieri della realizzazione dei velivoli nella desolata pianura che per 10.000 ettari si estendeva tra Gallarate, Somma Lombardo e Lonate Pozzolo, perdendosi a ovest con l’alveo del Ticino, chiese il benestare per compiere i primi esperimenti con i velivoli di propria produzione. Da macchine volanti molto rozze, il 27 maggio di quello stesso anno, un Ca 1, spiccò il volo in quel lembo di terra denominato “Malpensa”. La Cascina in questione costruita da G. B. Tosi di Busto Arsizio, ebbe in seguito l’appellativo di Cascina Radetzky, appunto dal nome del Generale austriaco Johann Joseph Franz Karl Radetzky, Conte di Radetz, Comandante delle truppe austriache di stanza in Lombardia tra il 1831 e il 1848. Secondo la leggenda Radetzky ed il suo Stato Maggiore alloggiarono proprio qui all’indomani della Battaglia di Novara del 23 marzo 1849.

Una striscia di terreno larga dieci metri e lunga un chilometro delineava verosimilmente l’attuale struttura originaria dello scalo aeroportuale esistente a tutt’oggi. Nasceva così, nel primo decennio del 1900 la prima Scuola di Volo di Malpensa e conseguentemente con l’accorpamento degli adiacenti campi di volo di Vizzola Ticino, Lonate Pozzolo e Cardano al Campo si rendeva necessaria la realizzazione di un magazzino logistico di scorta per velivoli della Regia Arma Aeronautica del calibro di Bombardamento, Caccia, Idrovolanti, Ricognizione e Scuola\Addestramento\Collegamento. Questo magazzino diventerà in un primo momento il 2° Magazzino della Regia Aeronautica, poi l’odierno 2° Deposito Centrale Aeronautica Militare locato in Viale Milano. Svariati fogli d’ordine diffusi negli anni dagli Stati Maggiori per gestire l’attività degli enti ad essi legati non danno riscontri certi sulla collocazione definitiva sulla Base prima del trasferimento a Gallarate.

I toponimi “Cascina Malpensa” e “Cascina Costa” fanno pensare che l’ubicazione del magazzino fosse da attribuire di volta in volta a una o l’altra località, tant’è che durante il Primo Conflitto Mondiale, “Cascina Malpensa” appunto diventò snodo fondamentale a fronte della creazione di quattro “Magazzini”tra un centro di Mobilitazione e il fronte per accogliere gli aeromobili di produzione transalpina in dotazione alla Squadriglie di volo. Su un documento del 1 settembre 1924 (la Regia Aeronautica era diventata Forza Armata autonoma il 28 marzo 1923) dispacciato dalla Sezione del Genio Aeronautico dà dimostrazione che un Deposito di Materiale Aeronautico non esistesse a Malpensa, bensì a Cascina Costa, affrontando una attribuzione logistica diversa data prima alla struttura di Malpensa. Si desume che per una diversificazione di operatività si suddividesse l’attività di volo da quella di immagazzinaggio mantenendo custodia e gestione dei materiali ad essa legati.

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